DECRETO RILANCIO: EMERSIONE DAL LAVORO NERO E SANATORIA IRREGOLARI. CONSIDERAZIONI.
- Avv. Mirko Melluso

- 26 mag 2020
- Tempo di lettura: 3 min

Nel mio precedente articolo, che invito a leggere, ho evidenziato il contenuto della norma prevista dalla bozza del "decreto rilancio" in tema di emersione dal lavoro nero e sulla sanatoria per la regolarizzazione dei cittadini stranieri extracomunitari.
In questo post intendo, invece, fornire alcune mie riflessioni circa il contenuto della norma nonché sui potenziali effetti che deriveranno dalla stessa.
Il Decreto Legge n. 34/2019 "decreto rilancio" è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 19.05.2020 e riguarda "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19".
Il testo definitivo non contiene modifiche rilevanti in materia di emersione dal lavoro nero e sanatoria rispetto al testo della "bozza".
L'unica modifica di rilievo è la variazione del "contributo forfettario" che il datore di lavoro dovrà versare per avviare la procedura di emersione. Detta somma, infatti, passa dai € 400 della bozza alla cifra di € 500 del testo definitivo.
Innanzitutto il testo dell'art. 103 del D.L. 34/2020 ricalca quasi fedelmente la sanatoria del 2012 con l'aggiunta del settore agricolo ai rapporti economici interessati dalla procedura di emersione.
L'intento del legislatore è, quindi, quello di favorire l'emersione dei rapporti di lavoro (anche con cittadini italiani e comunitari) e di regolarizzare i cittadini stranieri extracomunitari che lavorano nei settori economici indicati.
Stando ad una approssimazione, la procedura di sanatoria dovrebbe riguardare una platea di circa 200.000 soggetti.
Ci si chiede, quindi, perché i soggetti interessati dalla norma dovrebbero attivare la procedura prevista dall'art. 103 del D.L. 34/20.
Per rispondere correttamente a detta domanda occorre analizzare il punto di vista del datore di lavoro e quello del lavoratore.
DATORE DI LAVORO.
Per prima cosa, ci si deve domandare perché un datore di lavoro abbia assunto un soggetto (italiano o straniero) irregolarmente.
E' possibile ipotizzare che il datore di lavoro non abbia voluto sostenere i costi legati alla regolarizzazione del proprio dipendente tra i quali rientrano anche i contributi previdenziali e fiscali.
Il datore di lavoro, quindi, ha trovato più vantaggioso, dal proprio punto di vista, corrispondere la retribuzione "in nero" al lavoratore.
Il legislatore attraverso la procedura, contenuta nel "Decreto Rilancio", vorrebbe fare in modo che il datore di lavoro regolarizzi la posizione lavorativa col dipendente versando un duplice contributo. Il primo è rappresentato dal "contributo forfettario" di € 500,00 da versare al momento della presentazione dell'istanza. Il secondo contributo è, invece, rappresentato dal "pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale". Per la determinazione di detto importo occorre, però, attendere i decreti interministeriali che, alla data odierna, non sono stati ancora pubblicati.
Regolarizzando la posizione lavorativa il datore di lavoro dovrebbe, perciò, evitare le conseguenze penali derivanti dall'avere alle proprie dipendenze un lavoratore in nero specie se irregolare sul suolo italiano.
In sostanza, il legislatore offre la possibilità al datore di lavoro di regolarizzare i rapporti lavorativi irregolari pagando dei contributi forfettari ed evitando, di conseguenza, l'instaurazione di procedimenti penali oppure sospendendo quelli eventualmente già in corso.
La decisione se attivare o meno la procedura di emersione prevista dalla legge spetta al datore di lavoro attraverso una valutazione fra i costi ed i benefici di intraprendere la stessa.
LAVORATORE.
Ben diversa è, invece, la posizione del lavoratore specie se extracomunitario.
In questo caso, attivando la procedura prevista dall'art. 103 del D.L., otterrebbe un permesso di soggiorno, anche se temporaneo, di sei mesi. Quest'ultimo potrà poi, laddove vi siano le condizioni, essere rinnovato.
Infatti, nell'ipotesi in cui egli rientrasse nelle condizioni previste dalla norma otterrebbe un titolo di soggiorno ed uscirebbe, quindi, dalla situazione di attuale irregolarità versando un contributo di € 130,00.
Il lasso di tempo per la presentazione della domanda previsto dalla norma è molto ristretto. Essa, infatti, può essere presentata dal 01 giugno al 15 luglio 2020.
Si tratta di una possibilità offerta dal legislatore al lavoratore extracomunitario per poter regolarizzare la propria posizione lavorativa e, di conseguenza, la permanenza sul suolo italiano.
Considerando che l'ultima sanatoria risale al 2012 essa andrebbe colta, a mio avviso, immediatamente nell'ipotesi in cui vi siano i presupposti previsti dalla legge.







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